AUSTRALIA DA’ LEZIONE DI CIVILTA’ A TUTTO L’OCCIDENTE

Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici.
Il primo ministro John Howard ha scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando:
GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI!
“Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altre parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.
Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che Vi ha accettati”.

L’IDEA EUROPEA DELL’AUTONOMIA

Il caso Catalogna e il Veneto

Domenica i catalani voteranno per il parlamento regionale, ma in realtà le elezioni saranno un pre-referendum per l’indipendenza. Le aspirazioni autonomiste di scozia, Catalogna, Veneto e altre regioni sono altro aspetto della trasformazione in corso nell’Unione Europea. Il denominatore comune dei movimenti autonomisti è la contestazione nei rispettivi stati nazionali che ha luogo proprio mentre questi stanno rinegoziando il loro rapporto con una UE che ne limita progressivamente i poteri. Allo stesso tempo , quasi paradossalmente, gli autonomisti raccolgono un dissenso contro l’Europa che si esprime in due modi: più spesso invocando l’abbandono; talora richiedendo una profonda riforma sulla quale però non esistono ancora idee chiare e tantomeno progetti. I movimenti autonomisti sono penalizzati dalla mancanza di una cultura e un linguaggio politici in grado di svincolarsi dall’idea di Stato nazionale ottocentesco che sta rapidamente invecchiando. L’attuale organizzazione geopolitica è inadeguata a gestire sia i problemi sovranazionali sia a creare un’identificazione significativa tra cittadinanza e territorio a livello locale. A causa di questa debolezza culturale l’autonomismo odierno spesso si risolve in scompaginate istanze demagogiche da cui non sono immuni né la Catalogna né la Scozia, e il Veneto ne dà un esempio probante. L’assenza di un progetto solido e inquadrato nella geopolitica europea e globale è la migliore garanzia dello status quo. Le classi dirigenti nazionali conservatrici lo capirono immediatamente quando, nei primi anni ottanta, in Italia riprese vigore l’opzione federalista. I conservatori cercarono con successo di ostacolare chi proponeva una riflessione solida perché, se è vero che senza gambe le idee non camminano, senza idee le gambe non sanno dove andare! Gli intellettuali che negli anni ottanta s’erano interessati alle rigenerate prospettive federaliste, vennero facilmente tacitati. Non elaborarono più idee innovative e pochi ebbero il coraggio di agire politicamente. Eppure qualcosa si stava muovendo: nel 1984 , per esempio, l’editore Einaudi aveva iniziato una raccolta di volumi sulla storia delle Regioni che riecheggiava un’operazione politica ispirata di federalismo. Il volume sul Veneto , curato dallo storico Lanaro, fu il primo a essere pubblicato. L’iniziativa suscitò vivaci polemiche e un dibattito colto. Negli stessi anni, Miglio in Lombardia e Cacciari in Veneto tentarono, in diverso modo, di dare dignità politica e culturale alla questione settentrionale e al federalismo che intendevano promuovere nel contesto europeo. Ma queste figure indipendenti e di spicco dell’intellighenzia europea, furono neutralizzate. I leader leghisti, con l’aiuto dei conservatori di destra e sinistra trasformarono la riflessione federalista in mero populismo con il risultato di svuotarla di significato e di impedirne la realizzazione. Oggi, con qualche eccezione, tra gli autonomisti veneti prevale un provincialismo anti europeo e anti Euro. Invece una vera autonomia di alcune regioni europee, incluso il Veneto, avrebbe la possibilità di attuarsi nel contesto di una riforma delle istituzioni e dell’economia europee. In Europa regna la confusione o per dirla con Gramsci: “il vecchio mondo sta morendo e il nuovo tarda a comparire: in questo chiaroscuro nascono i mostri.

Articolo dell’editorialista Corrado Poli

corradopoli.net

NON CONDIVIDO L’ALZABANDIERA

Leggo che al plesso Stefanini di Mestre l’anno scolastico si apre in cortile con alzabandiera ed inno nazionale e vedo la relativa foto. Mio padre mi racconta quando Figli della Lupa e Balilla facevano altrettanto al sabato Fascista o ad ogni altra celebrazione di regime ed, effettivamente, una breve scorsa alle fotografie d’epoca svela inquietanti analogie. Reputo l’irreggimentazione ed il lavaggio cerebrale di bambini e ragazzini insopportabile in ogni regime , soprattutto in una sedicente democrazia. E lo trovo vieppiù odioso qui, nel mio Veneto, colonizzato da un’Italia che dopo averlo annesso con il raggiro, dissanguato in guerre disastrose, con condanna a morte della meglio gioventù al grido “Savoia”, vi drena oggi 21 miliardi di residuo fiscale all’anno, che se rimanessero sul territorio muterebbero la vita e le aspettative di nuove e vecchie generazioni, e soffoca sistematicamente qualsiasi anelito di autodeterminazione; un’Italia che con arroganza ignora, nega, quando non irride, una storia ultra millenaria, di una grandezza tale che il solo confronto appare imbarazzante. E i Veneti che , in gregge, si radunano in queste improvvisate caricature di piazza d’armi sono vittime della sindrome di Stoccolma. Usque tandem?             Renzo Fogliata

Un sentito ringraziamento all’avvocato Renzo Fogliata dell’articolo.

 

Elezioni in Catalogna, patto tra indipendentisti: l’adiós a Madrid in sei mesi

Dal “9-N” al “27-S”, in Catalogna si conferma la tendenza a semplificare con una sigla un quadro politico complesso. Il “9-N” era l’acronimo delle “elezioni plebiscitarie”, convocate un anno fa daArtur Mas, presidente della Generalitat, il parlamento catalano, per l’autunno scorso. Consultazione per l’indipendenza da Madrid paralizzata dal tribunale costituzionale spagnolo che accoglieva il ricorso del Governo centrale contro gli atti che indicevano ilreferendum sospendendo le risoluzioni amministrative adottate dal parlamento catalano.

Il “27-S”, il 27 di settembre, è il giorno fissato per il rinnovo del Parlamento catalano, una data che sembra annunciarsi già come un evento, con la consapevolezza che stavolta né l’Esecutivo né l’Alta Corte potranno frenare il desiderio di autodeterminazione di una fetta consistente del popolo catalano.

Una consultazione regionale che si delinea come un referendum pro o contro l’indipendenza della Catalogna, un’occasione che i separatisti non vogliono perdere. È notizia di queste ore la conclusione del patto politico tra Convergència i Union – partito moderato di Artur Mas – ed Esquerra Republicana (ERC), formazione di sinistra che negli ultimi anni ha eroso ampi consensi al partito del President.

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Sei mesi per proclamare l’indipendenza, diciotto per completare il processo di distacco da Madrid. E’ questo il principale obiettivo che persegue l’alleanza politica, percongedarsi con un adiós definitivo dalla Spagna di Rajoy le due formazioni presenteranno una lista unitaria. Il cammino secessionista riprende ossigeno, negli ultimi mesi si erano registrate tensioni tra i separatisti, gli stessi  sondaggi segnalavano la costante flessione dei sostenitori dell’autodeterminazione.

Il sodalizio può essere l’occasione del rilancio, ne sono convinti ileaders dei due partiti, Mas e Junqueras, entrambi candidati nella lista unitaria che vedrà rappresentata al 60% Convergència i Union, al 40% Esquerra Republicana, con possibilità di allargare il fronte a membri di “MES” e “Demò crates per Catalunya”, gruppi scissionisti dei socialisti catalani e Unió.

I prossimi mesi diranno se Mas e Junqueras sono “solo” politici o se i due hanno stoffa da statisti.

Articolo tratto dal fattoquotidiano.it

Elezioni Catalogna 2015: Mas e Junqueras, lista unica per l’indipendenza (c’è anche Guardiola)

La presentazione delle elezioni 2015 in Catalogna: voto pro o contro l’indipendenza

È già iniziata a tutti gli effetti la campagna che porterà alle Elezioni 2015 in Catalogna, uno dei due importanti appuntamenti politici in programma nel finale di anno in Spagna, assieme alle Elezioni generali che si celebreranno a novembre o dicembre. In entrambi i casi sarà interessante seguire con attenzione il voto, con un significato che supera i confini spagnoli e arriverà a ridefinire – in ogni caso – alcune dinamiche dell’Unione Europea.

Le elezioni che rinnoveranno il parlamento di Catalogna si celebreranno domenica 27 settembre 2015. Si tratta di un appuntamento anticipato di quattordici mesi rispetto al previsto. L’annuncio della data è arrivato il 14 gennaio di quest’anno da parte dell’attuale presidente, Artur Mas.

Ancora una volta è l’indipendenza della Catalogna l’argomento su cui ruota l’intera campagna elettorale. Dopo il referendum solo simbolico del 9 novembre scorso (con l’80% dei votanti che ha detto sì all’indipendenza), Artur Mas torna alla carica e vuole rendere il 27-S la data in cui i cittadini catalani possano realmente decidere se staccarsi o meno dalla Spagna.

La strategia di Mas è chiara ed è diventata ufficiale dal 14 luglio, con l’annuncio di unpatto elettorale tra Convergència (oCDC, Convergencia Democrática de Cataluña, partito di cui Mas è presidente)ed ERC (Esquerra Republicana de Catalunya, cui leader è Oriol Junqueras): le due principali forze indipendentiste si presenteranno il 27 settembre con una lista unica, che si propone di raggruppare anche i partiti minori a favore dell’indipendenza. La lista unitaria avrà come punto principale del suo programma la volontà di rendere la Catalogna indipendente. Non farà parte dell’accordo il partito CUP (Candidatura d’Unitat Popular), che rappresenta il volto più radicale dell’indipendentismo di sinistra.

Non salire sul treno dell’indipendenza – ha detto Mas – ci farà finire su una strada morta, e questo non interessa a nessuno“. Il piano della lista in caso di vittoria è quella di dichiarare la secessione entro sei-otto mesi dopo il voto. Il capolista di Convergència-ERC sarà un politico non direttamente collegato ai due partiti: è Raül Romeva, eletto europdeputato nel 2004 con la lista dei Verdi Catalani, che El Mundo definisce “il Varoufakis spagnolo”. Anche il numero due e il numero tre della lista per l’indipendenza saranno personaggi scelti al di fuori dei partiti, mentre Mas e Junqueras saranno in quarta e quinta posizione.

Grande forza mediatica per il nome dell’ultima persona che sarà nella lista indipendentista: si tratta infatti di Pep Guardiola, l’attuale allenatore del Bayern Monaco. Il tecnico catalano, che si è sempre detto a favore del processo di indipendenza, fa un passo in avanti e – chiarendo di non avere alcuna ambizione di sedersi al parlamento catalano – sarà comunque uno dei candidati e dunque importantissimo supporter di Mas.

ELEZIONI VENETE 2015: UNA “STRANA” LEGGE ELETTORALE

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Molte persone si saranno rese conto dell’astrusità della Legge elettorale  che ha regolato le elezioni Regionali del 2015, constatando che la composizione del Consiglio è variata tre volte nel giro di 20 giorni.

 

 

Ma sono parecchie  le stranezze di questa legge:

  • la candidata sconfitta A. Moretti consegue nel Bellunese il suo migliore risultato del veneto, ma non viene assegnato a quel territorio alcun  consigliere su undici consiglieri assegnati;
  • Tosi riesce a presentare ben sei liste a sostegno della sua candidatura a Presidente, senza raccogliere nemmeno una firma di sottoscrizione e senza che nessuno dei simboli rappresentati avesse ottenuto voti nella passata elezione;
  • Su ben 19 liste presenti, solo due , il Movimento 5 Stelle e Indipendenza Veneta hanno raccolto le firme dei cittadini sottoscrittori. Nelle elezioni comunali, tutte le liste devono assolvere questa incombenza.
  • La lista di Altro Veneto, candidato Presidente Laura Coletti di Lucia, partita per raccogliere le firme degli elettori sottoscrittori, non riesce nell’intento, ma si presenta grazie alla firma del Consigliere regionale Stefano Valdegamberi, che a sua volta è candidato nella Lista Zaia  a Verona.
  • Cioè un candidato consigliere di una lista che sostiene un Presidente, legittima la presentazione di un candidato Presidente avversario.

Lo scopo era chiaro: danneggiare il Candidato presidente che si suppone più pericoloso. Ma una legge che permette questo, non merita la stessa definizione del  più noto “Porcellum” ?

Il candidato Presidente Zaia accetta il sostegno di una lista, che copia il nome di altra lista concorrente a pochi giorni dalla presentazione delle candidature.

Questo meccanismo di proliferazione delle liste,per cui un gruppo consigliare poteva presentare due simboli completamente nuovi, inventato ad hoc, e mai esistito in alcuna legge elettorale,  ha permesso una confusione tra nomi di varie liste, quali Veneto Civico, Progetto Veneto Autonomo, Veneto Stato, Indipendenza Veneta, Indipendenza noi Veneto, Altro Veneto, Unione Nordest, Veneto del Fare.  A che fine tutto questo, quando sappiamo che gli elettori preferiscono un numero limitato di liste, da cui diviene più facile avere il quadro delle scelte  consapevoli?

Una legge che ha portato  varie liste, presentatesi per il beneplacito della firma di un Consigliere regionale, inconsistenti  come presenza sul territorio, ad ottenere come risultato elettorale lo zero virgola.

Ma che hanno contribuito a creare confusione tra gli elettori, per favorire le poche liste note a danno delle nuove liste organizzate che si sono presentate autonomamente, grazie alla raccolta di oltre 12.000 firme, senza il beneplacito di nuovi gruppi consiliari, creati ad arte a pochi giorni dalla scadenza del mandato del precedente Consiglio Regionale.

Sindaci e amministratori insieme per confrontarsi sul futuro del Veneto

Incontro organizzato da Indipendenza Veneta e dai sindaci veneti : Fiscalità nel Veneto Indipendente

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DAI GIOVANI DI APINDUSTRIA UNO SGUARDO AL VENETO

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Comunicato Stampa Apindustria Vicenza

Apindustria Vicenza – Associazione delle Piccole eMedie Imprese della Provincia di Vicenza

Legge n° 16 sul Referendum. La Trappola.

578_Palazzo%20Ferro%20Fini_Aula%20ConsiliareIl Consiglio del Veneto ha approvato nel Giugno di quest’anno la legge n° 16 sul Referendum per l’indipendenza del Veneto. Il fatto è indubbiamente  positivo, frutto delle migliaia  di firme raccolte a sostegno di questa iniziativa.

Ma la legge è tutta condivisibile o nasconde una trappola?

Se un Presidente del Veneto e la maggioranza del  Consiglio  approvano la legge sul referendum , ma chiedono che prima vengano  raccolti  14 miliono di euro, e l’impegno di chi ha approvato la legge è nullo, quella legge diventa   una trappola.
Come dire : Indipendentisti, io approvo la legge  che volete sul  referendum, ma vi  metto il bastone tra le ruote e non farete nulla.

Certo , il movimento indipendentista che  si è impegnato per ottenere la legge può scaricare le colpe su Zaia, sulla Lega e sui maggiori rappresentanti,  ma  trovare scuse non serve, resta il fatto che in base alla legge n° 16, non si voterà un bel  nulla.  Zaia  a pochi mesi   dalla scadenza del suo mandato e dal rinnovo del Consiglio,  ha in testa la  riconferma da governatore molto più che pensare  al Referendum.

Cosa si può più concretamente realizzare? Cosa ha avuto di positivo il referendum digitale Plebiscito.eu, nonostante l’organizzazione improvvisata ? Che tutta la propaganda e la gestione è stata realizzata da gruppi spontanei  di indipendentisti. E non molti, neanche.
Gli indipendentisti devono gestire il referendum, nel modo più istituzionale possibile, con grande trasparenza, puntando a quello che è possibile realizzare in proprio, tralasciando per ora le condizioni imposte dallo stato italiano.
In pratica realizzare nel Veneto, quello che hanno fatto in Catalunya il 9 Novembre. Con un costo limitato e con il lavoro dei volontari, il tutto sotto  il mandato del Presidente Artur Mas.
I 14 milioni di euro previsti dalla legge n° 16, sono calcolati come fosse una elezione ufficiale dello Stato italiano. Con presidenti di seggio nominati dalla Corte di Appello, scrutatori nominati dalle commissioni elettorali comunali
e tutti pagati regolarmente per il lavoro svolto. Facilmente , per raggiungere quella cifra, i burocrati italiani in servizio nella regione, avranno calcolato anche il costo dei carabinieri ai seggi.
Oggi la consistenza politica e  organizzativa dell’indipendentismo veneto, non ha la capacità di raccogliere i fondi per una elezione paritaria e sostitutiva  dello stato italiano.

Quindi parallelamente ad una raccolta di fondi molto più limitata di quella prevista, diviene importante istituire sotto mandato  del Presidente  del Veneto, l’albo ufficiale dei Volontari ai Seggi per il Referendum.
Il lavoro di informazione e di raccolta dei nominativi dei volontari in tutti i comuni del Veneto può durare mesi, forse anche più di un anno. Va al di la della partecipazione alle elezioni della prossima primavera, ma una volta che si è svolto questo lavoro, i veneti avranno la possibilità di votare un referendum, come tappa basilare del processo per l’indipendenza, come è stata data al popolo catalano.

Riflessioni di Veneto Indipendente sulla Legge 16

 

Lettera a Confindustria, Confartigianato e Confcommercio in merito alla questione dell’indipendenza del Veneto

fogliata

Ho letto con amarezza, sconcerto ed incredulità le dichiarazioni dei presidenti veneti di Confindustria, Confartigianato e Confcommercio in merito alla questione dell’indipendenza del Veneto.

Per prima cosa, colpiscono i toni sprezzanti con i quali questi soggetti definiscono “improbabili gruppi di autonomisti” i movimenti indipendentisti e “pinco palla qualsiasi” coloro che si battono per una nobile causa. Li accusano, poi, di essere “in cinque” e pretendere di rappresentare tutti i veneti. Dopo cotanta bordata, sparata da cotali sedi, ci si aspetterebbe l’indicazione di dati tecnici risolutivi, dimostrativi dell’assurdità della strada indipendentista indicata dagli “improbabili gruppi” e dai “pinco palla qualsiasi” di cui si fanno pubbliche beffe. Ed invece, ecco servito il vuoto pneumatico. Il Paese di qua, il Paese di là, l’Europa, il mondo globale… insomma: fanfaluche da prima Repubblica. Apre le danze “tecniche” Zuccato che auspica “maggior federalismo”. Il comparativo “maggiore” prevede che vi sia già l’esistenza di un “minore”. Ci spiegherà, Sua Confindustria, in quale Paese già federale egli viva, quale sia il federalismo finora applicato che da minore dovrebbe accrescere a maggiore. E’ roba da stropicciarsi gli occhi.

Non riesco ancora a credere che una serie di banalità di tal fatta provengano, anziché da politici di piccolo lignaggio, dai rappresentanti delle categorie produttive di questa martoriata Regione, fatte di esseri umani ridotti a schiavi fiscali che soffrono, falliscono, non ce la fanno, si tolgono la vita. Lor signori cianciano di autonomia dispositiva sui famosi 21 miliardi di residuo fiscale, che il Veneto regala annualmente all’Italia, e paiono ignorare che non solo non vi è alcuno strumento costituzionale per concedere autonomia amministrativa e fiscale al Veneto, ma che il malato terminale Italia non lo farà mai perché non può permetterselo. Il baraccone Stato è un mostro vorace che divora una quantità infinita di risorse. Il debito pubblico ha superato l’astronomica cifra di 2.184 miliardi di euro. Negli ultimi otto mesi il debito, anziché diminuire, è balzato in avanti di oltre cento miliardi tutti – tutti!!! – imputabili al fabbisogno statale. Non solo. Mi dicano che cosa hanno fatto loro personalmente per fermare l’emorragia di 21 miliardi dal Veneto. Lo spieghino ai loro iscritti. La riforma Renzi ha sottratto alle Regioni venti materie che erano di competenza regionale esclusiva (persino il Turismo!!) riportandole allo Stato, ha eliminato la norma, mai applicata, che consentiva margini di contrattazione di autonomia con lo Stato e ha introdotto la “clausola di supremazia” (si noti il concetto parafascista nella parola “supremazia”) che consente allo Stato di ingerirsi anche in quel poco che rimane alle Regioni quando e come vuole. Poi, svuotato anche il ricordo programmatico di qualsivoglia simulacro di autonomia, ha introdotto il Senato delle Regioni: una scatola vuota composta da non eletti e priva di reali competenze che non siano vuota retorica. La più feroce controriforma centralista che sia mai stata varata. E che dire della pressione fiscale? Una delle più alte al mondo (sfioriamo il 70% reale) con un ritorno di servizi da vergognarsi di essere in Europa. Un livello di tassazione che somiglia più ad una confisca, che spoglia cittadini e imprese, che priva i veneti persino della speranza, che li annichilisce di fronte agli stati confinanti. Al servo della gleba il feudatario non prelevava mai più del 50% per timore di tumulti. I nostri figli migliori, le teste pensanti, emigrano in massa. Che dire? Forse Zuccato, Sbalchiero e Zanon credevano di essere in Baviera, dove vi è un residuo fiscale verso la Germania di un miliardo di euro la cui destinazione i bavaresi hanno il diritto di vincolare e dove vi sono servizi per il cittadino e l’impresa stellari. O forse sono su Marte, perché disprezzano, irridendola, un’idea nobile che rappresenta una soluzione straordinaria sul piano economico e la ripresa di un cammino storico durato mille e cento anni; e lo fanno con analisi da bar sport. Nulla di economia, nulla di cultura, nulla di storia.

Altro che Scozzesi e Catalani!! Lì, soprattutto in Catalogna, vi è una società coesa, consapevole di sé, della propria forza, della propria storia. Qui vi è un consesso di tre signori che nega l’evidenza di un sentimento sempre più diffuso in Regione, che afferma cose smentite dalla realtà di tutti i giorni, che pensa a pannicelli caldi ancora più irrealizzabili del progetto che scherniscono senza rispetto dell’opinione altrui fondata su una storia millenaria. Una carenza paurosa di cultura della democrazia e del confronto. E che dire della panzana del Veneto che si chiuderebbe al mondo? L’indipendenza porterebbe ad un’apertura verso il mondo e l’Europa che con l’Italia è nemmeno immaginabile. La vocazione cosmopolita del Veneto, eredità storica di Venezia, non ha pari al mondo. Chiunque lavori con l’estero sa perfettamente che se c’è una palla al piede per i nostri imprenditori è proprio il “sistema Italia”, corrotto, inefficiente, inceppato, costoso, e che non vi è un solo operatore straniero che ometta di ricordarcelo.

Roberto Gris, dell’Università di Trento, insegna che il soggetto o la comunità assuefatti ad essere eterodiretti sono invero affetti da schizofrenia, la psicopatologia regina della dissociazione. Certo, è dura parlare con persone che conoscono per certo Ettore Fieramosca ma – è altrettanto certo – ignorano l’esistenza di Lazzaro Mocenigo; persone per le quali Francesco Morosini è, al massimo, un collegio militare della Marina militare italiana, l’unica del mondo occidentale a non aver mai vinto una battaglia navale.

Imparino le regole della democrazia. Si confrontino con idee diverse dalle loro. Escano dal guscio nazionale che è asfittico ed antistorico. Si sveglino!! Non si può continuare a pietire concessioni microbiche a suon di viaggi col Frecciarossa per Roma. Lo stato-nazione ottocentesco è agonizzante, ha perduto le sue funzioni storiche – se mai vi sono state, guerre a parte – ed è un mostro che stritola i propri cittadini con violenza illiberale, invocando, come la Spagna con i catalani, norme costituzionali tiranne. La Costituzione italiana conosce solo il popolo italiano ed a questo solo concede sovranità. Nega l’esistenza stessa di altri popoli tra i quali quello veneto. Dunque, l’Italia non riconosce nemmeno la nostra esistenza e ci rapina i tre quarti di quanto guadagniamo, non restituendoci 21 miliardi all’anno (quattromila euro pro capite, neonati compresi). Altro che “maggior federalismo”, Zuccato! Una penosa situazione di oppressione.
Li sfido, questi signori pieni di buon umore, ad un confronto pubblico sul tema; un confronto democratico, moderno, nelle loro sedi e con i loro iscritti. Le loro “tesi” non reggerebbero mezz’ora. Se, poi, il confronto si spostasse sulle ragioni storiche, culturali, linguistiche, sociali… beh, allora cinque minuti sarebbero più che sufficienti.

Prof. Avv. Renzo Fogliata

Link Lettera a Confindustria, Confartigianato e Confcommercio in merito alla questione dell’indipendenza del Veneto

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