Lettera a Confindustria, Confartigianato e Confcommercio in merito alla questione dell’indipendenza del Veneto

fogliata

Ho letto con amarezza, sconcerto ed incredulità le dichiarazioni dei presidenti veneti di Confindustria, Confartigianato e Confcommercio in merito alla questione dell’indipendenza del Veneto.

Per prima cosa, colpiscono i toni sprezzanti con i quali questi soggetti definiscono “improbabili gruppi di autonomisti” i movimenti indipendentisti e “pinco palla qualsiasi” coloro che si battono per una nobile causa. Li accusano, poi, di essere “in cinque” e pretendere di rappresentare tutti i veneti. Dopo cotanta bordata, sparata da cotali sedi, ci si aspetterebbe l’indicazione di dati tecnici risolutivi, dimostrativi dell’assurdità della strada indipendentista indicata dagli “improbabili gruppi” e dai “pinco palla qualsiasi” di cui si fanno pubbliche beffe. Ed invece, ecco servito il vuoto pneumatico. Il Paese di qua, il Paese di là, l’Europa, il mondo globale… insomma: fanfaluche da prima Repubblica. Apre le danze “tecniche” Zuccato che auspica “maggior federalismo”. Il comparativo “maggiore” prevede che vi sia già l’esistenza di un “minore”. Ci spiegherà, Sua Confindustria, in quale Paese già federale egli viva, quale sia il federalismo finora applicato che da minore dovrebbe accrescere a maggiore. E’ roba da stropicciarsi gli occhi.

Non riesco ancora a credere che una serie di banalità di tal fatta provengano, anziché da politici di piccolo lignaggio, dai rappresentanti delle categorie produttive di questa martoriata Regione, fatte di esseri umani ridotti a schiavi fiscali che soffrono, falliscono, non ce la fanno, si tolgono la vita. Lor signori cianciano di autonomia dispositiva sui famosi 21 miliardi di residuo fiscale, che il Veneto regala annualmente all’Italia, e paiono ignorare che non solo non vi è alcuno strumento costituzionale per concedere autonomia amministrativa e fiscale al Veneto, ma che il malato terminale Italia non lo farà mai perché non può permetterselo. Il baraccone Stato è un mostro vorace che divora una quantità infinita di risorse. Il debito pubblico ha superato l’astronomica cifra di 2.184 miliardi di euro. Negli ultimi otto mesi il debito, anziché diminuire, è balzato in avanti di oltre cento miliardi tutti – tutti!!! – imputabili al fabbisogno statale. Non solo. Mi dicano che cosa hanno fatto loro personalmente per fermare l’emorragia di 21 miliardi dal Veneto. Lo spieghino ai loro iscritti. La riforma Renzi ha sottratto alle Regioni venti materie che erano di competenza regionale esclusiva (persino il Turismo!!) riportandole allo Stato, ha eliminato la norma, mai applicata, che consentiva margini di contrattazione di autonomia con lo Stato e ha introdotto la “clausola di supremazia” (si noti il concetto parafascista nella parola “supremazia”) che consente allo Stato di ingerirsi anche in quel poco che rimane alle Regioni quando e come vuole. Poi, svuotato anche il ricordo programmatico di qualsivoglia simulacro di autonomia, ha introdotto il Senato delle Regioni: una scatola vuota composta da non eletti e priva di reali competenze che non siano vuota retorica. La più feroce controriforma centralista che sia mai stata varata. E che dire della pressione fiscale? Una delle più alte al mondo (sfioriamo il 70% reale) con un ritorno di servizi da vergognarsi di essere in Europa. Un livello di tassazione che somiglia più ad una confisca, che spoglia cittadini e imprese, che priva i veneti persino della speranza, che li annichilisce di fronte agli stati confinanti. Al servo della gleba il feudatario non prelevava mai più del 50% per timore di tumulti. I nostri figli migliori, le teste pensanti, emigrano in massa. Che dire? Forse Zuccato, Sbalchiero e Zanon credevano di essere in Baviera, dove vi è un residuo fiscale verso la Germania di un miliardo di euro la cui destinazione i bavaresi hanno il diritto di vincolare e dove vi sono servizi per il cittadino e l’impresa stellari. O forse sono su Marte, perché disprezzano, irridendola, un’idea nobile che rappresenta una soluzione straordinaria sul piano economico e la ripresa di un cammino storico durato mille e cento anni; e lo fanno con analisi da bar sport. Nulla di economia, nulla di cultura, nulla di storia.

Altro che Scozzesi e Catalani!! Lì, soprattutto in Catalogna, vi è una società coesa, consapevole di sé, della propria forza, della propria storia. Qui vi è un consesso di tre signori che nega l’evidenza di un sentimento sempre più diffuso in Regione, che afferma cose smentite dalla realtà di tutti i giorni, che pensa a pannicelli caldi ancora più irrealizzabili del progetto che scherniscono senza rispetto dell’opinione altrui fondata su una storia millenaria. Una carenza paurosa di cultura della democrazia e del confronto. E che dire della panzana del Veneto che si chiuderebbe al mondo? L’indipendenza porterebbe ad un’apertura verso il mondo e l’Europa che con l’Italia è nemmeno immaginabile. La vocazione cosmopolita del Veneto, eredità storica di Venezia, non ha pari al mondo. Chiunque lavori con l’estero sa perfettamente che se c’è una palla al piede per i nostri imprenditori è proprio il “sistema Italia”, corrotto, inefficiente, inceppato, costoso, e che non vi è un solo operatore straniero che ometta di ricordarcelo.

Roberto Gris, dell’Università di Trento, insegna che il soggetto o la comunità assuefatti ad essere eterodiretti sono invero affetti da schizofrenia, la psicopatologia regina della dissociazione. Certo, è dura parlare con persone che conoscono per certo Ettore Fieramosca ma – è altrettanto certo – ignorano l’esistenza di Lazzaro Mocenigo; persone per le quali Francesco Morosini è, al massimo, un collegio militare della Marina militare italiana, l’unica del mondo occidentale a non aver mai vinto una battaglia navale.

Imparino le regole della democrazia. Si confrontino con idee diverse dalle loro. Escano dal guscio nazionale che è asfittico ed antistorico. Si sveglino!! Non si può continuare a pietire concessioni microbiche a suon di viaggi col Frecciarossa per Roma. Lo stato-nazione ottocentesco è agonizzante, ha perduto le sue funzioni storiche – se mai vi sono state, guerre a parte – ed è un mostro che stritola i propri cittadini con violenza illiberale, invocando, come la Spagna con i catalani, norme costituzionali tiranne. La Costituzione italiana conosce solo il popolo italiano ed a questo solo concede sovranità. Nega l’esistenza stessa di altri popoli tra i quali quello veneto. Dunque, l’Italia non riconosce nemmeno la nostra esistenza e ci rapina i tre quarti di quanto guadagniamo, non restituendoci 21 miliardi all’anno (quattromila euro pro capite, neonati compresi). Altro che “maggior federalismo”, Zuccato! Una penosa situazione di oppressione.
Li sfido, questi signori pieni di buon umore, ad un confronto pubblico sul tema; un confronto democratico, moderno, nelle loro sedi e con i loro iscritti. Le loro “tesi” non reggerebbero mezz’ora. Se, poi, il confronto si spostasse sulle ragioni storiche, culturali, linguistiche, sociali… beh, allora cinque minuti sarebbero più che sufficienti.

Prof. Avv. Renzo Fogliata

Link Lettera a Confindustria, Confartigianato e Confcommercio in merito alla questione dell’indipendenza del Veneto

Una democrazia sana non può temere di ascoltare un’opinione

Articolo tratto dal Corriere del Veneto del 1 Ottobre 2014

bertolissi

 

CATALUNYA, CONTRO LA DECISIONE DI MADRID E’ GIÀ MOBILITAZIONE


indipendencia Inizia la campagna per il sì all’indipendenza dopo che la Corte costituzionale spagnola ha sospeso la legge votata dal Parlamento catalano per la convocazione del referendum del 9 Novembre.
L’evento principale sarà in Plaza Sant Jaume a Barcellona e con il presidente dell’organizzazione, Carmen Forcadell, e il presidente della Omnium Cultural, Muriel Casals. La piattaforma ha richiesto che tutti coloro che si uniranno le concentrazioni di portare una camicia gialla. ‘Ara és l’Hora’ aveva stato programmato di iniziare le mobilitazione per il sì il 4 ottobre prossimo, ma l’intervento a gamba tesa di Madrid ha fatto precipitare gli eventi, accelerando la mobilitazione. Il presidente del Parlamento catalano, Nuria de Gispert, ha annunciato oggi che la Catalogna chiederà la revoca della sospensione cautelare della legge di consultazione e del decreto per la convocazione del referendum indipendentista, decisa ieri dalla Corte costituzionale. Pubblicata oggi sul Bollettino ufficiale dello Stato, la decisione dell’Alta Corte comporta la sospensione per cinque mesi del referendum e “del resto delle attività” collegate ai preparativi per la consultazione del 9 novembre.
In una conferenza stampa, dopo la riunione dei capigruppo, la de Gispert ha spiegato che le ‘controdeduzioni’ che saranno allegate al ricorso “si basano sulla considerazione che la normativa rispetta la Costituzione e lo Statuto di autonomia”.
Il presidente ha assicurato che la Camera catalana mantiene all’ordine del giorno della seduta plenaria di domani la nomina dei sette membri della Commissione di controllo, prevista dalla legge di consultazione, l’organo che deve sovrintendere al corretto funzionamento del processo referendario, sospeso dall’Alta Corte.

“VOLEM, PODE, VOTAREM”

ZAIA: ECCO IL CONTO CORRENTE PER INDIRE IL REFERENDUM

lega_zaia_venetoR439_thumb400x275La Regione renderà operativo da lunedì il conto corrente, già aperto, sul quale fare affluire i versamenti per il finanziamento del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto come previsto dalla legge regionale 16/2014.
Il numero di IBAN del conto corrente è il seguente: IT 37 C02008 02017 000103397411.
Per quanto attiene, invece, al referendum sull’autonomia, per la sua particolare natura giuridica, esso è finanziabile, come disposto dalla legge regionale 15/2014, con fondi del bilancio regionale.
“E’ l’inizio di un viaggio, che abbiamo voluto costituzionale, legittimo, giuridicamente inattaccabile – è il commento del Presidente del Veneto, Lucia Zaia. Come in Scozia, prende il via una grande pagina di democrazia.
Questo conto è la miglior risposta agli scettici che andavano dicendo che non si sarebbe mai arrivati ai blocchi di partenza, la dimostrazione che non si può chiudere la bocca a un popolo che chiede solo di esprimersi. Così come abbiamo deciso di resistere in giudizio di fronte alla Consulta contro l’impugnativa dei neo-centralisti romani, vogliamo a tutti i costi garantire la consultazione”.
“Deve essere chiaro a tutti che la forza di questa mossa storica sta proprio nel percorso di legittimità che abbiamo imboccato – prosegue Zaia. Lo stesso conto è frutto di una attenta consultazione di tutti i dirigenti competenti per materia della Regione, perché vogliamo che sia tutelata ogni fase dei versamenti, compresa l’eventuale restituzione dei fondi affluiti. Abbiamo dunque compiuto tutte le verifiche del caso e garantito ai veneti ogni tutela”.
“E al Governo – conclude Zaia – mandiamo contestualmente a dire: nessuno potrà impedire ai veneti di esprimersi”

Siamo sicuri che la nascita di nuovi stati sia negativa?

Un esponente regionale del PD, in una sua lettera al GdV ha usato il termine “localismo cattivo” per indicare la politica e le finalità di movimenti autonomisti o indipendentisti, che nel Veneto riscuotono consenso e interesse maggiore rispetto ad altri territori dello Stato italiano.
Il calo di fiducia dei veneti nella politica del parlamento italiano è evidente e tangibile, a partire dal numero degli elettori che hanno via via rinunciato al diritto di voto. Ormai esiste in molti elettori , la convinzione che per il sistema economico veneto sia diventato impossibile sopportare la pressione fiscale e burocratica di questo stato. Le molte aziende e i molti giovani che hanno abbandonato il Veneto, ne sono la dimostrazione.
Oggi noi siamo soggetti a direttive o leggi assunte da tre Assemblee legislative: il Consiglio regionale veneto, il Parlamento italiano e il Parlamento Europeo. Viviamo un periodo storico dove la ripartizione dei poteri tra Veneto, Italia ed Europa è in fase di evoluzione. O meglio, possiamo chiederci se qualcuno di questi parlamenti non sia superfluo o inutile?
Già molti si stanno convincendo dell´idea che per governare il Veneto, siano sufficienti due parlamenti , quello Veneto e quello Europeo. Le proposte sul superamento di alcuni vecchi stati ” nazionali”, formatisi nei secoli passati, attraverso guerre di conquista di dinastie monarchiche stanno diventando atti politici istituzionali. Tra pochi giorni, gli scozzesi sono chiamati al voto per il referendum sull´indipendenza della Scozia. Il 9 novembre saranno i Catalani a votare per l´indipendenza dal Parlamento Spagnolo. Magari non entrambi questi due popoli europei arriveranno a costituire un proprio stato, ma l´autodeterminazione dei popoli in Europa è diventata una questione politica aperta.
Sono sicuri quelli che ritengono intoccabili i confini degli attuali Stati, che la nascita di nuovi stati in Europa non cammini nel senso della storia, e non favorisca il percorso verso una più forte unione europea? È cosa nota che la costruzione dell´Europa politica passa attraverso il superamento degli attuali 28 eserciti arrivando ad un unico sistema di difesa e ad una unica politica estera.
Stabilito questo, non sono certo i piccoli stati come la Slovenia o la Lituania o la Repubblica Ceka a frenare questo processo, ma sono i “grandi stati”, che poi tali non sono, come la Francia, l´Inghilterra, l´Italia e la Spagna a non voler rinunciare ai loro ruoli in politica estera.
E stranamente tutti questi stati hanno al loro interno movimenti che aspirano all´indipendenza di popoli appartenenti a questi stati. Le spinte esistenti in Europa per creare nuovi stati, con realtà economiche e sociali più omogenee e di conseguenza meglio governabili, non possono che portare ad una più forte e vera Unione Europea. Può darsi , quindi, che quello che viene inteso come “localismo cattivo” non possa affermarsi come un processo politico positivo, anche se non ancora ben percepito.
Luigino Chemello

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Comunicato relativo al ricorso del Governo riguardo alla legge 16 del 19 Giugno

Il Governo Renzi, nel Consiglio dei Ministri dell’8 Agosto 2014, ha ricorso presso la Corte Costituzionale contro la Legge approvata dal Consiglio della Regione Veneto n° 16 del 19 Giugno 2014, che prevede l’indizione del Referendum Consultivo sull’Indipendenza del Veneto.

L’idea di dare voce al Popolo Veneto con un Referendum Consultivo sull’Indipendenza, qualora fosse divenuta reale, sarebbe stato lo strumento più efficace per una crescita di coscienza dei Veneti in merito al loro Diritto all’Autodeterminazione.

Ora il Presidente del Veneto Zaia può presentare opposizione, ma riteniamo che l’azione più importante che Luca Zaia possa fare, come futuro candidato Presidente alle Elezioni Venete della primavera del 2015, sia quella di dichiarare pubblicamente che in caso di sua elezione egli seguirà la strada del Presidente della Catalogna Artur Mas, ovvero che indirà il referendum per l’Indipendenza del Veneto anche contro i pareri del governo e dei costituzionalisti italiani.

In mancanza di questo preciso impegno, Zaia non può essere ritenuto un  futuro candidato Presidente credibile per tutti coloro che sono impegnati attivamente per l’Indipendenza del Veneto.

Ora, le prossime Elezioni Venete diventano il mezzo più immediato che gli indipendentisti hanno a disposizione per far entrare nel dibattito politico il Diritto dei Veneti al Referendum per l’Indipendenza.

Chiarita entro breve termine la posizione di Zaia sul Referendum per l’Indipendenza del Veneto, che non può più essere consultivo, ma della stessa efficacia di quello Scozzese o Catalano, in caso di un suo mancato impegno, il gruppo Veneto Indipendente collaborerà con tutti i gruppi disponibili, affinché attraverso “Elezioni Primarie” tra gli Indipendentisti Veneti, sia scelto un unico e comune candidato Presidente per le elezioni regionali 2015: con il preciso impegno di operare per  l’Indizione del Referendum per l’Indipendenza del Veneto.

manifesto veneto stato DEFINITIVO- referendum

LEGGE REGIONALE n. 16 del 19 giugno 2014

regione_veneto

Dettaglio Legge Regionale – Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto

Bur n. 62 del 24 giugno 2014

LEGGE REGIONALE  n. 16 del 19 giugno 2014

Indizione del referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto.

Il Consiglio regionale ha approvato

Il Presidente della Giunta regionale

promulga

la seguente legge regionale:

Articolo 1

1.    Il Presidente della Giunta regionale del Veneto indìce un referendum consultivo per conoscere la volontà degli elettori del Veneto sul seguente quesito: “Vuoi che il Veneto diventi una Repubblica indipendente e sovrana? Si o No?”.

2.    La proposta soggetta a referendum è approvata se alla consultazione partecipa la maggioranza degli aventi diritto e viene raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

3.    Hanno diritto di voto tutti i cittadini che, alla data di svolgimento del referendum, hanno compiuto il diciottesimo anno di età e che sono iscritti nelle liste elettorali di un comune compreso nel territorio Veneto.

4.    Il Consiglio regionale, ai sensi dell’articolo 27 dello Statuto del Veneto, con proprio provvedimento, fissa la data idonea allo svolgimento della consultazione referendaria.

 

Articolo 2

1.    La propaganda, le procedure di voto e la proclamazione ufficiale del risultato relativa allo svolgimento del referendum previsto dalla presente legge saranno disciplinate dalle disposizioni che saranno emanate dalla Giunta regionale del Veneto entro trenta giorni dalla pubblicazione della presente legge nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

2.    Le facoltà riconosciute dalle disposizioni vigenti ai partiti o gruppi politici rappresentati in Consiglio regionale ed ai comitati promotori di referendum sono estese anche agli enti e alle associazioni che, operando in Veneto, per la loro opera politica od associativa dichiarata formalmente in atti pubblici o in programmi elettorali accettati dal Ministero dell’Interno, hanno interesse positivo o negativo verso l’espressione del Popolo Veneto in ordine alla propria autodeterminazione. Tali enti e associazioni sono individuati, a richiesta dei medesimi, con decreto del Presidente del Consiglio regionale del Veneto entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge regionale.

3.    A garanzia della libera e corretta informazione sul referendum indetto, il Consiglio regionale del Veneto assicurerà un’adeguata attività di comunicazione ai favorevoli e ai contrari al quesito referendario, ponendo in essere tutti gli strumenti necessari affinché l’insieme della popolazione e della società civile veneta abbiano tutte le informazioni e le conoscenze accurate per l’esercizio del diritto a decidere, promuovendo la loro partecipazione a tale processo.

 

Articolo 3

1.    Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto ed il Presidente della Giunta regionale del Veneto, in esecuzione della risoluzione n. 44 approvata con deliberazione n. 145 del 28 novembre 2012, si attivano, con ogni risorsa a disposizione del Consiglio regionale e della Giunta regionale, per avviare urgentemente con tutte le Istituzioni dell’Unione europea e delle Nazioni unite le relazioni istituzionali che garantiscano l’indizione della consultazione referendaria innanzi richiamata ed il monitoraggio delle procedure di voto al fine di accertare l’effettiva volontà del Popolo Veneto e convalidare l’esito del risultato finale.

2.    Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto ed il Presidente della Giunta regionale del Veneto, in esecuzione della risoluzione n. 44 approvata con deliberazione n. 145 del 28 novembre 2012, sono tenuti a tutelare in ogni sede competente, nazionale ed internazionale, il diritto del Popolo Veneto all’autodeterminazione.

 

Articolo 4

1.    Agli oneri correnti derivanti dall’attuazione della presente legge quantificati in euro 14.000.000,00 per l’esercizio 2014, allocati nella upb U0004 “Consultazioni elettorali”, si fa fronte con le entrate provenienti da erogazioni liberali e donazioni da parte di cittadini ed imprese, introitate all’upb E0147 “Altri introiti” del bilancio di previsione 2014.

 

Articolo 5

1.    La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto.

 

__________________

La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione veneta. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione veneta.

Venezia, 19 giugno 2014

Luca Zaia

Schio: Opere pubbliche sicurezza e sociale

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Schio: Ambiente cultura e arte

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