Referendum per l’Autonomia : Zaia come Pirro ?

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Conosciamo già l’atto di sottomissione  di Zaia e del Consiglio veneto alla Corte Cost. italiana che ha bocciato la legge 16/2014 sul referendum per l’Indipendenza del veneto. Neanche una parola, obbedisco, obbediamo. Ora cantare vittoria su quanto viene concesso di fare a Zaia sul Referendum per l’Autonomia è come celebrare la vittoria di Pirro. Cosa resta della Legge 15/2014 che indiceva un Referendum sull’Autonomia per consultare i Veneti su 5 quesiti, che presi  nel loro complesso, sarebbero stati un passo in avanti rispetto alla situazione attuale ?

I punti qualificanti erano:

– vuoi che l’80% dei tributi versati all’amministrazione centrale e a quella veneta venga utilizzato  sul territorio?

– vuoi che il gettito derivante dalle fonti di finanziamento regionale non sia soggetto a vincoli di mandato?

– vuoi che la Regione Veneto diventi a Statuto Speciale?

Tutti cancellati. Ecco cosa resta come quesito:

“ Vuoi che alla Regione Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”

Ovviamente  si decide a Roma cosa concedere. Come dire ad un nano che potrà crescere di un centimetro. Non è che diventi un gigante, resterà sempre un nano. Su un quesito del genere, generico e privo di contenuti reali, è come se il Generale Zaia portasse i suoi soldati ad una battaglia dove non ci sono neanche gli avversari da sconfiggere. Stanno tutti dalla stessa parte. Infatti tutti i partiti italiani presenti nel Veneto si sono già dichiarati favorevoli. Basta dire che ad un quesito del genere vota SI  anche la Donazzan, super nazionalista italiana. Vuol proprio dire che si vota sul nulla.

A questo punto vale la pena di spendere 14 milioni di Euro per un referendum dove tutti i rappresentanti presenti nel Consiglio reg. Veneto hanno già detto si? Il Referendum acquista valore di mandato a trattare con il potere centrale solo se Zaia chiarisse con gli elettori veneti quali sono i punti inderogabili per considerare attribuite al Veneto “ ulteriori forme e condizioni particolare di Autonomia” . Senza un documento, un contratto sottoscritto con i Veneti, che dica chiaramente su cosa il Pres. Zaia si impegna ad ottenere in modo inderogabile  con il  SI  al Referendum il voto non ha senso.

SUL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE I VENETI NON POSSONO ACCETTARE VETI DALLO STATO ITALIANO

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L’approvazione del Presidente Zaia  e del Consiglio del Veneto  della Legge n° 16/2014 sul referendum per l’Indipendenza del Veneto è stato un traguardo che conserva nel tempo  tutta  la sua importanza,  perché il massimo organo di rappresentanza del Popolo Veneto ha sancito la volontà di fare proprio il principio di Autodeterminazione dei Popoli.

Sappiamo che la legge sul Referendum veneto non è stata applicata perché il ricorso del Governo Renzi  ha sollecitato la Corte Costituzionale italiana ad emettere la sentenza n° 118/2015 che impediva il regolare svolgimento della Consultazione.

Comportamento dello stato italiano  prevedibile, ma che non può essere accettato

da chi fa del Diritto di Voto per l’Autodeterminazione del Popolo veneto il prioritario  fine politico.

Possiamo fare un parallelo tra la Catalunya e il Veneto:

Entrambi i Consigli rappresentativi del Popolo Catalano e Veneto hanno approvato una legge per consultare i propri elettori sull’Indipendenza dai relativi stati di attuale appartenenza

La Corte di Giustizia spagnola e la Corte Costituzionale italiana intervengono su impulso dei relativi governi per impedire lo svolgimento dei Referendum.

Successivamente le azioni politiche  dei due popoli divergono completamente.

Il Consiglio della Catalunya indice un referendum autogestito in cui   oltre due milioni di elettori catalani si recano a votare, manifestando che  la volontà del Consiglio della Catalunya sul diritto di Voto per l’Autodeterminazione non è  soggetta alle restrizioni  imposte dallo   Stato spagonlo.

Dopo questa dimostrazione di forza dell’Indipendentismo catalano, il Presidente Artur Mas scioglie il Consiglio ed indice nuove elezioni dando vita ad una alleanza di forze indipendentiste denominata “ Junts per il Si”  che  vince le elezioni portando l’indipendentismo al Governo della Catalunya e aprendo un confronto con le forze tradizionali del  Parlamento spagnolo sul percorso dell’Indipendenza dei Catalani.

Nel Veneto nulla di tutto questo. Il Presidente Zaia , dopo avere approvato una legge per il Referendum sull’Indipendenza del Veneto dallo Stato italiano, ritorna alla  posizione autonomista, da vita  nelle elezioni venete, alla tradizionale alleanza di centrodestra  con Forza Italia e Fratelli d’Italia, vince le elezioni e tutto si ferma.

Indipendentismo veneto compreso.

Ma se questo può essere non giustificabile, ma  comprensibile per un insieme di consiglieri  veneti appartenenti sostanzialmente tutti a partiti italiani, (perché tale va definita oggi anche la Lega di Salvini),   non può essere accettato da movimenti indipendentisti che fanno  del diritto di voto per l’Autodeterminazione dei popoli il fine fondante del proprio impegno.

DA DOVE RIPARTIRE?

Dal principio che una Legge approvata dal Consiglio del Veneto che indice un Referendum  sul Diritto  di Autodeterminazione del Popolo Veneto va applicata indipendentemente dal parere positivo o negativo della Corte Cost. italiana.

L’Indipendentismo veneto non ha la consistenza organizzativa per gestire e portare in un solo giorno centinaia di migliaia di Veneti a votare un referendum autogestito, come sono riusciti ad organizzare i partiti indipendentisti catalani.

Può invece con centinaia di gazebo che si protraggono nel tempo, dare la possibilità ai Veneti di votare per il Referendum indetto  dal Presidente Zaia e dal Consiglio veneto con la Legge n° 16/2014, che nessuna delibera dell’attuale Consiglio del Veneto ha modificato.

Si tratta quindi di produrre delle schede con il quesito referendario approvato dal Consiglio veneto con la legge sopra citata, che recita testualmente :

“ VUOI CHE IL VENETO DIVENTI UNA REPUBBLICA INDIPENDENTE E SOVRANA.  SI   o  NO”      e dare agli elettori veneti la possibilità  di votare.

Segue  proposta di Manifesto per i Gazebo.

VENETI   EUROPEI

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AUSTRALIA DA’ LEZIONE DI CIVILTA’ A TUTTO L’OCCIDENTE

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Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici.
Il primo ministro John Howard ha scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando:
GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI!
“Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altre parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.
Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che Vi ha accettati”.

L’IDEA EUROPEA DELL’AUTONOMIA

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Il caso Catalogna e il Veneto

Domenica i catalani voteranno per il parlamento regionale, ma in realtà le elezioni saranno un pre-referendum per l’indipendenza. Le aspirazioni autonomiste di scozia, Catalogna, Veneto e altre regioni sono altro aspetto della trasformazione in corso nell’Unione Europea. Il denominatore comune dei movimenti autonomisti è la contestazione nei rispettivi stati nazionali che ha luogo proprio mentre questi stanno rinegoziando il loro rapporto con una UE che ne limita progressivamente i poteri. Allo stesso tempo , quasi paradossalmente, gli autonomisti raccolgono un dissenso contro l’Europa che si esprime in due modi: più spesso invocando l’abbandono; talora richiedendo una profonda riforma sulla quale però non esistono ancora idee chiare e tantomeno progetti. I movimenti autonomisti sono penalizzati dalla mancanza di una cultura e un linguaggio politici in grado di svincolarsi dall’idea di Stato nazionale ottocentesco che sta rapidamente invecchiando. L’attuale organizzazione geopolitica è inadeguata a gestire sia i problemi sovranazionali sia a creare un’identificazione significativa tra cittadinanza e territorio a livello locale. A causa di questa debolezza culturale l’autonomismo odierno spesso si risolve in scompaginate istanze demagogiche da cui non sono immuni né la Catalogna né la Scozia, e il Veneto ne dà un esempio probante. L’assenza di un progetto solido e inquadrato nella geopolitica europea e globale è la migliore garanzia dello status quo. Le classi dirigenti nazionali conservatrici lo capirono immediatamente quando, nei primi anni ottanta, in Italia riprese vigore l’opzione federalista. I conservatori cercarono con successo di ostacolare chi proponeva una riflessione solida perché, se è vero che senza gambe le idee non camminano, senza idee le gambe non sanno dove andare! Gli intellettuali che negli anni ottanta s’erano interessati alle rigenerate prospettive federaliste, vennero facilmente tacitati. Non elaborarono più idee innovative e pochi ebbero il coraggio di agire politicamente. Eppure qualcosa si stava muovendo: nel 1984 , per esempio, l’editore Einaudi aveva iniziato una raccolta di volumi sulla storia delle Regioni che riecheggiava un’operazione politica ispirata di federalismo. Il volume sul Veneto , curato dallo storico Lanaro, fu il primo a essere pubblicato. L’iniziativa suscitò vivaci polemiche e un dibattito colto. Negli stessi anni, Miglio in Lombardia e Cacciari in Veneto tentarono, in diverso modo, di dare dignità politica e culturale alla questione settentrionale e al federalismo che intendevano promuovere nel contesto europeo. Ma queste figure indipendenti e di spicco dell’intellighenzia europea, furono neutralizzate. I leader leghisti, con l’aiuto dei conservatori di destra e sinistra trasformarono la riflessione federalista in mero populismo con il risultato di svuotarla di significato e di impedirne la realizzazione. Oggi, con qualche eccezione, tra gli autonomisti veneti prevale un provincialismo anti europeo e anti Euro. Invece una vera autonomia di alcune regioni europee, incluso il Veneto, avrebbe la possibilità di attuarsi nel contesto di una riforma delle istituzioni e dell’economia europee. In Europa regna la confusione o per dirla con Gramsci: “il vecchio mondo sta morendo e il nuovo tarda a comparire: in questo chiaroscuro nascono i mostri.

Articolo dell’editorialista Corrado Poli

corradopoli.net

NON CONDIVIDO L’ALZABANDIERA

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Leggo che al plesso Stefanini di Mestre l’anno scolastico si apre in cortile con alzabandiera ed inno nazionale e vedo la relativa foto. Mio padre mi racconta quando Figli della Lupa e Balilla facevano altrettanto al sabato Fascista o ad ogni altra celebrazione di regime ed, effettivamente, una breve scorsa alle fotografie d’epoca svela inquietanti analogie. Reputo l’irreggimentazione ed il lavaggio cerebrale di bambini e ragazzini insopportabile in ogni regime , soprattutto in una sedicente democrazia. E lo trovo vieppiù odioso qui, nel mio Veneto, colonizzato da un’Italia che dopo averlo annesso con il raggiro, dissanguato in guerre disastrose, con condanna a morte della meglio gioventù al grido “Savoia”, vi drena oggi 21 miliardi di residuo fiscale all’anno, che se rimanessero sul territorio muterebbero la vita e le aspettative di nuove e vecchie generazioni, e soffoca sistematicamente qualsiasi anelito di autodeterminazione; un’Italia che con arroganza ignora, nega, quando non irride, una storia ultra millenaria, di una grandezza tale che il solo confronto appare imbarazzante. E i Veneti che , in gregge, si radunano in queste improvvisate caricature di piazza d’armi sono vittime della sindrome di Stoccolma. Usque tandem?             Renzo Fogliata

Un sentito ringraziamento all’avvocato Renzo Fogliata dell’articolo.

 

Elezioni in Catalogna, patto tra indipendentisti: l’adiós a Madrid in sei mesi

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Dal “9-N” al “27-S”, in Catalogna si conferma la tendenza a semplificare con una sigla un quadro politico complesso. Il “9-N” era l’acronimo delle “elezioni plebiscitarie”, convocate un anno fa daArtur Mas, presidente della Generalitat, il parlamento catalano, per l’autunno scorso. Consultazione per l’indipendenza da Madrid paralizzata dal tribunale costituzionale spagnolo che accoglieva il ricorso del Governo centrale contro gli atti che indicevano ilreferendum sospendendo le risoluzioni amministrative adottate dal parlamento catalano.

Il “27-S”, il 27 di settembre, è il giorno fissato per il rinnovo del Parlamento catalano, una data che sembra annunciarsi già come un evento, con la consapevolezza che stavolta né l’Esecutivo né l’Alta Corte potranno frenare il desiderio di autodeterminazione di una fetta consistente del popolo catalano.

Una consultazione regionale che si delinea come un referendum pro o contro l’indipendenza della Catalogna, un’occasione che i separatisti non vogliono perdere. È notizia di queste ore la conclusione del patto politico tra Convergència i Union – partito moderato di Artur Mas – ed Esquerra Republicana (ERC), formazione di sinistra che negli ultimi anni ha eroso ampi consensi al partito del President.

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Sei mesi per proclamare l’indipendenza, diciotto per completare il processo di distacco da Madrid. E’ questo il principale obiettivo che persegue l’alleanza politica, percongedarsi con un adiós definitivo dalla Spagna di Rajoy le due formazioni presenteranno una lista unitaria. Il cammino secessionista riprende ossigeno, negli ultimi mesi si erano registrate tensioni tra i separatisti, gli stessi  sondaggi segnalavano la costante flessione dei sostenitori dell’autodeterminazione.

Il sodalizio può essere l’occasione del rilancio, ne sono convinti ileaders dei due partiti, Mas e Junqueras, entrambi candidati nella lista unitaria che vedrà rappresentata al 60% Convergència i Union, al 40% Esquerra Republicana, con possibilità di allargare il fronte a membri di “MES” e “Demò crates per Catalunya”, gruppi scissionisti dei socialisti catalani e Unió.

I prossimi mesi diranno se Mas e Junqueras sono “solo” politici o se i due hanno stoffa da statisti.

Articolo tratto dal fattoquotidiano.it

Elezioni Catalogna 2015: Mas e Junqueras, lista unica per l’indipendenza (c’è anche Guardiola)

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La presentazione delle elezioni 2015 in Catalogna: voto pro o contro l’indipendenza

È già iniziata a tutti gli effetti la campagna che porterà alle Elezioni 2015 in Catalogna, uno dei due importanti appuntamenti politici in programma nel finale di anno in Spagna, assieme alle Elezioni generali che si celebreranno a novembre o dicembre. In entrambi i casi sarà interessante seguire con attenzione il voto, con un significato che supera i confini spagnoli e arriverà a ridefinire – in ogni caso – alcune dinamiche dell’Unione Europea.

Le elezioni che rinnoveranno il parlamento di Catalogna si celebreranno domenica 27 settembre 2015. Si tratta di un appuntamento anticipato di quattordici mesi rispetto al previsto. L’annuncio della data è arrivato il 14 gennaio di quest’anno da parte dell’attuale presidente, Artur Mas.

Ancora una volta è l’indipendenza della Catalogna l’argomento su cui ruota l’intera campagna elettorale. Dopo il referendum solo simbolico del 9 novembre scorso (con l’80% dei votanti che ha detto sì all’indipendenza), Artur Mas torna alla carica e vuole rendere il 27-S la data in cui i cittadini catalani possano realmente decidere se staccarsi o meno dalla Spagna.

La strategia di Mas è chiara ed è diventata ufficiale dal 14 luglio, con l’annuncio di unpatto elettorale tra Convergència (oCDC, Convergencia Democrática de Cataluña, partito di cui Mas è presidente)ed ERC (Esquerra Republicana de Catalunya, cui leader è Oriol Junqueras): le due principali forze indipendentiste si presenteranno il 27 settembre con una lista unica, che si propone di raggruppare anche i partiti minori a favore dell’indipendenza. La lista unitaria avrà come punto principale del suo programma la volontà di rendere la Catalogna indipendente. Non farà parte dell’accordo il partito CUP (Candidatura d’Unitat Popular), che rappresenta il volto più radicale dell’indipendentismo di sinistra.

Non salire sul treno dell’indipendenza – ha detto Mas – ci farà finire su una strada morta, e questo non interessa a nessuno“. Il piano della lista in caso di vittoria è quella di dichiarare la secessione entro sei-otto mesi dopo il voto. Il capolista di Convergència-ERC sarà un politico non direttamente collegato ai due partiti: è Raül Romeva, eletto europdeputato nel 2004 con la lista dei Verdi Catalani, che El Mundo definisce “il Varoufakis spagnolo”. Anche il numero due e il numero tre della lista per l’indipendenza saranno personaggi scelti al di fuori dei partiti, mentre Mas e Junqueras saranno in quarta e quinta posizione.

Grande forza mediatica per il nome dell’ultima persona che sarà nella lista indipendentista: si tratta infatti di Pep Guardiola, l’attuale allenatore del Bayern Monaco. Il tecnico catalano, che si è sempre detto a favore del processo di indipendenza, fa un passo in avanti e – chiarendo di non avere alcuna ambizione di sedersi al parlamento catalano – sarà comunque uno dei candidati e dunque importantissimo supporter di Mas.