Morosin, referendum: basta traccheggiamenti, ora si va all’attacco

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Il contenuto di questo articolo di GIANLUCA MARCHI, pubblicato da lindipendenza.com del 4 Febbraio 2014 che ringraziamo.

“Indipendenza Veneta ha modificato la propria organizzazione, adesso non siamo più un movimento italian style ma venetian style, cioè a piramide rovesciata, dove saranno protagoniste le 43 aree e dove le cariche saranno brevi e a rotazione. Sulla base di ciò inaugureremo una nuova stagione per spingere la Regione Veneto, attraverso la pressione delle piazze, all’approvazione del progetto di legge n. 342 per l’indizione del referendum sull’indipendenza. E lo faremo non bussando educatamente alla porta regionale, ma aprendola con forza quella porta al punto che ci potrebbe anche restare in mano la maniglia”. Alessio Morosin è il presidente onorario di Indipendenza Veneta, il front-man, colui che è protagonista di un numero crescente di serate organizzate in giro per il Veneto dove accorrono ogni volta centinaia di persone, anche quando si toccano i paesi più piccoli e le condizioni atmosferiche non inducono certo la gente a uscire la sera di casa. Ma siccome si parla di autodeterminazione e di indipendenza, lo spirito della gente Veneta si risveglia.

Dopo il congresso del 26 gennaio scorso che, alla presenza di ben due notai, ha riscritto lo statuto del movimento modificandone appunto la struttura e l’organizzazione. S’era diffusa la notizia che in quella occasione si fosse consumata la rottura personalistica fra i due presidenti, Morosin appunto (presidente onorario) e Luca Azzano Cantarutti (presidente effettivo), avendo deciso quest’ultimo di non partecipare all’assise. Ora Morosin si preoccupa di spiegare cosa è effettivamente avvenuto dentro IV: “A lungo – ci spiega – io non ho ma partecipato alle riunioni del direttivo, essendo più che altro impegnato a girare il Veneto in lungo e in largo. Dal contatto coi militanti ho però maturato la convinzione che ormai esistevano due diverse visioni sul modo di condurre la battaglia sul campo: io e la stragrande maggioranza dei circa duemila militanti, siamo più movimentisti, cioè favorevoli a una strategia di attacco. Siamo convinti che la partita o la si conduce o la si subisce e molti si stavano convincendo che la stavamo subendo. Così il 16 dicembre ho preso parte alla riunione del direttivo, dalla quale sono emerse alcune proposte, fra cui quella di dare al movimento un’organizzazione a piramide rovesciata, cioè con cariche brevi e a rotazione. Personalmente ho sposato questa tesi, che invece ha visto Cantarutti essere contrario. Avvicinandosi il congresso lo stesso Cantarutti, e coloro che la pensavano come lui, hanno ritenuto di non partecipare avendo capito di essere in minoranza. E questo è quanto. Al congresso abbiamo così deciso di dare importanza alla 43 aree, di costituire una Camera delle aree, e un direttivo eletto per metà da detta Camera e per l’altra metà dallo stesso congresso”.

– Cambio di organizzazione e cambio di strategia. La rinnovata Indipendenza Veneta come si muoverà nelle prossime settimane?

“Partiremo all’attacco e non consentiremo più al consiglio regionale Veneto di giocare con il pdl n. 342 allo scopo magari di arrivare alla fine dell’anno e poi utilizzarlo come traino per le elezioni Regionali del 2015. Daremo alle forze politiche tempi definiti per decidere e se non li rispetteranno chiederemo a gran voce che se ne vadano a casa, mobilitando i cittadini Veneti nelle piazze”.

– E cosa pensa dell’iniziativa annunciata dalla Lega che a marzo intende organizzare centinaia di gazebo in Veneto per sostenere il referendum?

“Per dirla tutta vediamo con sospetto chi viene a organizzare gazebo da noi. Il 1° marzo abbiamo in programma di organizzare una grande manifestazione popolare che spazzerà via qualsiasi gazebo”.

– Al governatore Luca Zaia cosa si sente di dire?

“Noi continuiamo a tenere un canale di comunicazione con il presidente, ma lui deve assumersi le sue responsabilità e non può venirci a raccontare che nei patti di governo Lega-Pdl del 2010 non era contemplato lo svolgimento del referendum per l’indipendenza: da allora le cose sono drammaticamente cambiate per la nostra gente e la sua a questo punto è solo una giustificazione strumentale”.

– Bene, diamo per scontato che il Consiglio regionale approvi il pdl 342. Il governo impugnerà sicuramente la decisione davanti alla Corte costituzionale e a quel punto i governanti regionali così titubanti già ora avranno l’appiglio per fermarsi di nuovo…

“E no, anche davanti all’impugnazione Zaia e la sua giunta dovranno andare avanti e perché lo facciano noi siamo impegnati a trovare gli strumenti per proteggere i governanti regionali da qualsiasi conseguenza. Infatti, anche se il referendum sarà pagato dagli imprenditori veneti, il governo potrebbe accusare Zaia e gli assessori per danno di immagine e noi intendiamo neutralizzare questa ipotesi. La giunta Veneta dovrà operare una forzatura della legalità nella legalità. Mi spiego: quello dell’autodeterminazione è un diritto naturale e pre-politico e dunque non può essere vagliato dalla Corte costituzionale italiana , che nemmeno lo tratta nei suoi articoli. E’ un diritto superiore, di conseguenza l’unico organo che potrà giudicare la materia è una Corte internazionale di giustizia come è successo nel 2010 nel caso del Kosovo. Basta, il tempo del traccheggiamento è finito: noi li incalzeremo con un’azione molto forte nelle piazze affinché tutti smettano di giocare e di tirare in lungo la partita del referendum”.

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