L’IDEA EUROPEA DELL’AUTONOMIA

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Il caso Catalogna e il Veneto

Domenica i catalani voteranno per il parlamento regionale, ma in realtà le elezioni saranno un pre-referendum per l’indipendenza. Le aspirazioni autonomiste di scozia, Catalogna, Veneto e altre regioni sono altro aspetto della trasformazione in corso nell’Unione Europea. Il denominatore comune dei movimenti autonomisti è la contestazione nei rispettivi stati nazionali che ha luogo proprio mentre questi stanno rinegoziando il loro rapporto con una UE che ne limita progressivamente i poteri. Allo stesso tempo , quasi paradossalmente, gli autonomisti raccolgono un dissenso contro l’Europa che si esprime in due modi: più spesso invocando l’abbandono; talora richiedendo una profonda riforma sulla quale però non esistono ancora idee chiare e tantomeno progetti. I movimenti autonomisti sono penalizzati dalla mancanza di una cultura e un linguaggio politici in grado di svincolarsi dall’idea di Stato nazionale ottocentesco che sta rapidamente invecchiando. L’attuale organizzazione geopolitica è inadeguata a gestire sia i problemi sovranazionali sia a creare un’identificazione significativa tra cittadinanza e territorio a livello locale. A causa di questa debolezza culturale l’autonomismo odierno spesso si risolve in scompaginate istanze demagogiche da cui non sono immuni né la Catalogna né la Scozia, e il Veneto ne dà un esempio probante. L’assenza di un progetto solido e inquadrato nella geopolitica europea e globale è la migliore garanzia dello status quo. Le classi dirigenti nazionali conservatrici lo capirono immediatamente quando, nei primi anni ottanta, in Italia riprese vigore l’opzione federalista. I conservatori cercarono con successo di ostacolare chi proponeva una riflessione solida perché, se è vero che senza gambe le idee non camminano, senza idee le gambe non sanno dove andare! Gli intellettuali che negli anni ottanta s’erano interessati alle rigenerate prospettive federaliste, vennero facilmente tacitati. Non elaborarono più idee innovative e pochi ebbero il coraggio di agire politicamente. Eppure qualcosa si stava muovendo: nel 1984 , per esempio, l’editore Einaudi aveva iniziato una raccolta di volumi sulla storia delle Regioni che riecheggiava un’operazione politica ispirata di federalismo. Il volume sul Veneto , curato dallo storico Lanaro, fu il primo a essere pubblicato. L’iniziativa suscitò vivaci polemiche e un dibattito colto. Negli stessi anni, Miglio in Lombardia e Cacciari in Veneto tentarono, in diverso modo, di dare dignità politica e culturale alla questione settentrionale e al federalismo che intendevano promuovere nel contesto europeo. Ma queste figure indipendenti e di spicco dell’intellighenzia europea, furono neutralizzate. I leader leghisti, con l’aiuto dei conservatori di destra e sinistra trasformarono la riflessione federalista in mero populismo con il risultato di svuotarla di significato e di impedirne la realizzazione. Oggi, con qualche eccezione, tra gli autonomisti veneti prevale un provincialismo anti europeo e anti Euro. Invece una vera autonomia di alcune regioni europee, incluso il Veneto, avrebbe la possibilità di attuarsi nel contesto di una riforma delle istituzioni e dell’economia europee. In Europa regna la confusione o per dirla con Gramsci: “il vecchio mondo sta morendo e il nuovo tarda a comparire: in questo chiaroscuro nascono i mostri.

Articolo dell’editorialista Corrado Poli

corradopoli.net

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